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Per l'applicazione dei contratti collettivi nazionali stipulati dalle contrapposte organizzazioni sindacali piu' rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro non e' necessario che le parti del singolo rapporto individuale siano iscritte alle organizzazioni sindacali stipulanti, perche' il giudice puo' fare riferimento al trattamento previsto dalla contrattazione collettiva al fine di determinare l'equa retribuzione spettante in ogni caso ai sensi dell'art. 36 Cost..

 

Con riferimento ai crediti previdenziali e di lavoro maturati in epoca precedente all'entrata in vigore delle L. n. 412 del 1991 e L. n. 724 del 1994, che introdussero per tali crediti il divieto di cumulo fra interessi e rivalutazione (divieto venuto meno, peraltro, per i crediti di lavoro dei dipendenti privati, per effetto della sentenza della Corte cost n. 459 del 2000, che ha dichiarato illegittimo la L. n. 724 del 1994, art. 22, comma 36, limitatamente all'estensione del divieto ai dipendenti privati in attivita' di servizio e in quiescenza), gli interessi legali devono essere calcolati sul capitale rivalutato, con scadenza periodica dal momento dell'inadempimento fino a quello del soddisfacimento del creditore, atteso che, da un lato, la rivalutazione ex art. 429 c.p.c., mediante il meccanismo dell'indicizzazione del credito, tende ad annullare, al pari del "maggior danno" ex art. 1224 c.c., la perdita patrimoniale del creditore soddisfatto tardivamente (danno emergente), mentre gli interessi liquidano in misura forfettaria e senza bisogno di prova il mancato vantaggio della liquidita' (lucro cessante), e che, dall'altro, per il perseguimento di tale duplice finalita' non e' necessario, ne' e' previsto da alcuna norma, calcolare gli interessi su un credito superiore a quello che via via matura per effetto della svalutazione monetaria.

 

Cassazione civile, Sezione II, 14 gennaio 2009 n. 747

In tema di condominio degli edifici ed in ordine alla ripartizione delle spese comuni, le attribuzioni dell'assemblea, ai sensi dell'art. 1135 c.c., n. 2, sono circoscritte alla verificazione ed applicazione in concreto dei criteri fissati dalla legge e non comprendono il potere di introdurre deroghe ai criteri medesimi, atteso che tali deroghe, venendo direttamente ad incidere sui diritti individuali del singolo condomino, attraverso un mutamento del valore della parte di edificio di sua esclusiva proprieta', possono conseguire soltanto da una convenzione cui egli aderisca, per cui la deliberazione assembleare che modifichi detti criteri e' inefficace nei confronti del condomino dissenziente per nullita' radicale deducibile senza limitazioni di tempo e non meramente annullabile con impugnazione da proporsi nel termine di cui all'art. 1137 c.c.. Tale orientamento trova applicazione solo nel caso in cui l'assemblea consapevolmente modifichi i criteri di ripartizione delle spese stabiliti dalla legge.

Invece le deliberazioni relative alla ripartizione delle spese sono semplicemente annullabili nel caso in cui i suddetti criteri siano violati o disattesi.

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In tema di tutela del diritto di comproprietà, vige il principio della concorrenza di pari poteri gestori in capo a tutti i comproprietari, per cui ciascuno di essi è legittimato ad agire contro chi vanti diritti di godimento sul bene, attesa la comunanza d'interessi tra tutti i contitolari del bene medesimo, tale da lasciar presumere il consenso di ciascuno all'iniziativa giudiziaria volta alla tutela degli interessi comuni, salvo che si deduca e si dimostri, a superamento di tale presunzione, il dissenso della maggioranza degli altri comproprietari

 

E' noto, del resto, che il singolo condomino può locare la cosa comune senza necessità di espresso assenso degli altri condomini trattandosi di un atto di ordinaria amministrazione che si presume fino a prova contraria compiuto nell'interesse di tutti e può del pari domandare la risoluzione del contratto senza necessità di integrare il contraddittorio nei confronti degli altri condomini.

 

Tuttavia, nel caso di dissenso dei due soli condomini circa l'opportunità di promuovere o coltivare il giudizio di risoluzione contrattuale, essendo esclusa la possibilità della formazione della maggioranza ed essendo altresì esclusa ogni presunzione di consenso o di utile gestione, è necessario il preventivo intervento dell'autorità giudiziaria a norma dell'articolo 1105 c.c.

 

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Il locatore è sì tenuto ad assicurare al conduttore il godimento della cosa locata unitamente agli accessori ed a garantirgliene il pacifico uso, ma tale obbligo, in mancanza di speciali norme, quali quelle sulla proroga legale dei contratti di locazione, viene a finire quando è decorso il termine stabilito per la durata della locazione o, comunque, quando il contratto di locazione è venuto a scadere per una qualsiasi altra causa, quale, ad esempio, la declaratoria di risoluzione del rapporto anzidetto.
Da ciò consegue che al verificarsi di tali ultime ipotesi la ulteriore permanenza del conduttore nell'immobile non può essere più rapportata al contratto intercorso tra le parti, ma viene, in pratica, a realizzare una occupazione abusiva con la ulteriore conseguenza che il locatore non è più tenuto all'osservanza delle obbligazioni contrattuali, mentre per il conduttore, tenuto al risarcimento dei danni per il godimento dell'immobile contro la volontà del locatore, la legge ed, in concreto, l'art. 1591 CC, stabilisce la misura del danno rapportandola al corrispettivo pattuito, salva al prova di un maggior danno.

 

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Nel caso di edificio in condominio, la decorrenza della prescrizione del diritto del condomino - locatore al rimborso degli oneri accessori decorre dalla data in cui l'assemblea approva il bilancio consuntivo annuale, atteso che solo in tale momento sorge il diritto del condominio verso il condomino e, correlativamente, il credito verso il conduttore.
Invece, nell'ipotesi del locatore unico proprietario - che ha la gestione diretta delle spese per la fornitura dei servizi accessori nell'ambito dei rapporti di locazione intrattenuti con i conduttori delle singole unità immobiliari che compongono l'edificio, ed è portato in grado di quantificare l'entità complessiva della spesa sostenuta nel corso dell'anno, nel momento in cui conclude la gestione dell'esercizio, e di stabilire quindi gli importi dovuti dai singoli conduttori -, la data di decorrenza della prescrizione del diritto al rimborso degli oneri accessori posti, per legge o per contratto, a carico del conduttore, deve essere individuata in quella di chiusura della gestione annuale dei servizi accessori, secondo la cadenza con cui questa in concreto si svolge nell'ambito del rapporto di locazione

 

Nel caso di edificio in condominio, la decorrenza della prescrizione del diritto del condomino - locatore al rimborso degli oneri accessori decorre dalla data in cui l'assemblea approva il bilancio consuntivo annuale, atteso che solo in tale momento sorge il diritto del condominio verso il condomino e, correlativamente, il credito verso il conduttore.
Invece, nell'ipotesi del locatore unico proprietario - che ha la gestione diretta delle spese per la fornitura dei servizi accessori nell'ambito dei rapporti di locazione intrattenuti con i conduttori delle singole unità immobiliari che compongono l'edificio, ed è portato in grado di quantificare l'entità complessiva della spesa sostenuta nel corso dell'anno, nel momento in cui conclude la gestione dell'esercizio, e di stabilire quindi gli importi dovuti dai singoli conduttori -, la data di decorrenza della prescrizione del diritto al rimborso degli oneri accessori posti, per legge o per contratto, a carico del conduttore, deve essere individuata in quella di chiusura della gestione annuale dei servizi accessori, secondo la cadenza con cui questa in concreto si svolge nell'ambito del rapporto di locazione.

 

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Nelle locazioni di immobili urbani adibiti ad attivita' commerciali, la subordinazione, ai sensi della L. 27 luglio 1978, n. 392, art. 34 (e, in regime transitorio, ex art. 69 della medesima legge), della esecuzione del provvedimento di rilascio dell'immobile locato al pagamento della indennita' di avviamento, non esclude la permanenza dell'obbligo del conduttore di continuare a pagare il canone fino alla riconsegna del bene, anche se costui abbia cessato di utilizzarlo e si sia limitato a detenerlo, salvo che, con comportamento conformato alla buona fede, egli ne abbia offerto - anche attraverso modalita' non formali (art. 1220 cod. civ.), purche' serie, concrete e tempestive - la restituzione al locatore.

 

Cassazione Penale, Sezione I, 02/01/2009 n 26

 
 

FATTO E DIRITTO

 

Il Tribunale di Arezzo condannava P.M.S. alla pena di Euro 200,00 di ammenda per il reato di cui all'art. 659 c.p., comma 1, in quanto, tenendo in orario notturno la televisione molto alta, facendo rumori con oggetti, accendendo altri elettrodomestici rumorosi, come la lavatrice, e litigando a voce alta col figlio disturbava il riposo delle persone che abitavano nel suo condominio.

 

Osservava che fonte di prova era la vicina che abitava al piano superiore la quale aveva riferito che tali rumori disturbavano la propria figlia gravemente ammalata, tanto che in piu' occasioni aveva dovuto chiedere l'intervento della guardia medica. Riteneva irrilevante che altro teste, abitante nel condominio, avesse riferito di non aver di che lamentarsi e che non voleva occuparsi di tali cose; infatti la molestia dei rumori doveva essere idonea in se a recare disturbo, anche se alcuni non se ne lamentavano.

 

Avverso la decisione presentava ricorso l'imputata deducendo manifesta illogicita' della motivazione in quanto non si era raggiunta la prova della molestia vista la genericita' dei riferimenti della persona offesa sull'entita' dei rumori, sull'orario degli stessi e sulla durata del comportamento. La Corte preliminarmente ritiene che la sentenza debba essere annullata senza rinvio perche' il reato e' estinto per intervenuta prescrizione; infatti il reato e' stato commesso in data 20 ottobre 2003 e il termine massimo e' maturato in data 20 aprile 2008 e non ricorrono i presupposti per il proscioglimento nel merito.

 

P.Q.M.

 

La Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata perche' il reato e' estinto per intervenuta prescrizione.

L'art. 1102 cod. civ. vieta al singolo partecipante di attrarre la cosa comune nell’orbita della propria disponibilità esclusiva mediante un uso particolare e l'occupazione totale e stabile e di sottrarlo in tal modo alle possibilità attuali e future di godimento degli altri contitolari, estendendosi il diritto di ciascuno nei limiti della quota su tutta la cosa

(Nella fattispecie il condomino non poteva utilizzare in via esclusiva la canna fumaria anche se dismessa).

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